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Cristina, Corso SA1 2008 “Un altro corso
no… A scuola ci sono stata fin troppo tempo e di tutto quel che ho
imparato non ne uso che una minima parte. E poi la montagna è
divertimento, ai corsi ci si annoia. E lo sci alpinismo… ma lasciamo
perdere, sveglie nel cuore della notte, tanta fatica, costi non
indifferenti. Nella cantina ho già sci da discesa, da fondo, ciaspole,
ramponi, picozza, praticamente è un magazzino di rumenta che prende aria
un paio di volte l’anno e il resto dei giorni sta lì a accumulare
polvere… Poi non sto nemmeno in piedi sulle ciaspole e mi fa paura
scendere la minima pendenza con quelle, figuriamoci con gli sci. Lo
scialpinismo è una cosa seria, non una scampagnata. Da grande proverò ma
adesso mi voglio divertire.”
Questi erano i toni con cui mi giustificavo con chi mi proponeva di
avvicinarmi a questa attività e con queste premesse quest’anno mi sono
iscritta al corso di sci-alpinismo della scuola valle Orco e ora, che
l’ho appena terminato e i ricordi e l’entusiasmo sono ancora freschi,
eccomi qua a scrivere due righe su questa esperienza e, perché no, a
fare un po’ di pubblicità!
Il 26 dicembre 2006 Stefano, Beppe e Roberto mi propongono di provare
gli sci facendo una gitarella alla Madonna del Cotoliver in valle Susa.
Arranco in salita e rotolo in discesa ma mi diverto, così decido di
informarmi per fare un corso e a fine gennaio telefono a Dario che
coordina le attività della scuola valle Orco. Dopo quella chiamata molto
formale (al telefono ci diamo addirittura del lei), sono ancora più
titubante sull’idea di un corso di sci-alpinismo. Nonostante ciò vado
pochi giorni dopo alla presentazione. Appena entrata in sede rivedo
Barbara, è con il piccolo Federico che ancora non avevo avuto occasione
di conoscere. Non so se è questa immagine materna a darmi serenità e
sicurezza ma “decido di provare”. Preciso anche agli altri insegnanti e
compagni di corso che non sono molto convinta di questa esperienza che
vado a iniziare. So appena stare in piedi sugli sci in pista, nelle
poche gite fatte con le ciaspole ero intimorita da ogni minima pendenza…
Insomma le premesse sono tutt’altro che rosee.
Da quella sera in poi è stato un crescendo di sorprese positive, tanto
da chiedermi perché mai ho aspettato così a lungo a provare. Lo sport è
sì faticoso, le sveglie nella notte ci sono, ma lo sforzo è ampiamente
ripagato dalla tranquillità e le emozioni che il paesaggio trasmettono.
Ma la vera mia sorpresa non è l’avere scoperto una nuova cosa che mi
piace fare e essermi resa conto che in fondo era meno difficile di cosa
credevo, l’esperienza è stata positiva soprattutto per le persone che ho
avuto la fortuna di incontrare.
La solidarietà e l’appoggio da parte dei compagni di corso in queste
situazioni è scontato. Con Donatella già avevamo frequentato alcuni anni
prima una scuola di arrampicata e con AnnaMaria avevo condiviso un po’
di cammino scout. Anche con Sara, Giulio, Massimo e Roberto è facile
sentirmi a mio agio. L’ambiente è molto informale, non contano le
etichette e gli adesivi sui pile rossi, ma altrettanto serio. Durante le
escursioni si deve essere concentrati sul percorso, però a fine gita
quando si tolgono gli sci si indossa il tovagliolo. Dalle auto esce ogni
ben di Dio e c’è quasi una gara ad assaggiare le specialità preparate, è
facile competere e a tavola tutti siamo vincitori.
A colpirmi e impressionarmi molto favorevolmente stupendomi sempre più a
ogni uscita sono stati gli insegnanti e Luisa. Non deve essere facile
rinunciare a una domenica con la propria famiglia e a fare una gita
seguendo i propri ritmi e le mete preferite per accompagnare cinque
sconosciuti. Essere in pochi allievi per chi sta imparando è visto come
un vantaggio, ma per l’insegnante potrebbe essere poco stimolante. Visto
che i maestri in proporzione agli iscritti sono tanti ciascuno di loro
potrebbe pensare di prendere la cosa alla leggera e contare sugli altri
invece non è stato così. A ogni gita e lezione erano sempre tutti
presenti e partecipi e in aggiunta all’organico degli insegnanti c’era
sempre qualche ex-allievo dei corsi passati che si aggregava ben accetto
alla piacevole compagnia.
Dario, Giorgio, Beppe, Davide, Paolo e Franco sono persone semplici. Non
so cosa li spinga a rinunciare a una domenica con moglie e figli o a
una gita fra amici, di certo non è per potersi vantare del titolo di
insegnante di sci alpinismo o per un tornaconto personale. Credo siano
stimolati da una sana passione per questa attività, per la montagna e la
natura nonché dal desiderio di mettersi al servizio degli altri,
trasmettendo quelli che sono i valori in cui credono e mettendo a
disposizione le proprie conoscenze ed esperienze personali. E che dire
di Luisa. E’ una marcia in più per il corso. Con il suo modo di fare
spontaneo e spensierato, rassicura tutti oltre a essere un
indispensabile appoggio logistico per l’organizzazione.
Non è facile insegnare a sciare, di certo è impossibile imparare la
passione per la montagna e per le cose che si fanno. Queste ultime però
ci sono state ampiamente dimostrate e sono state di esempio e di stimolo
per tutti. Quello che la scuola mi ha trasmesso va ben oltre alle
nozioni tecniche dello sci. Molto ho ancora da imparare sullo sci ma
l’esempio dei risultati che si ottengono quando si fanno le cose con
passione, serietà e semplicità mi sarà sempre di stimolo per andare
avanti. Grazie!
NOTA sulla punteggiatura utilizzata nell’articolo: ho ABOLITO l’uso del
“;” , chi scia mi capisce… Magari col prossimo corso familiarizzerò un
po’ di più con questa manovra…
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